MOTO IN ROMAGNA – GLI APPENNINI E LE VALLI DEL RABBI E DEL BIDENTE

 In moto lungo gli antichi tracciati degli appennini tosco – romagnoli alla scoperta delle bellezze naturali della valle del Rabbi e del Bidente       

Appennini – Itinerario in pillole: Forlì – Premilcuore – Passo della Calla – Nonte Falco – Cabelli – Ranchio – Tezzo – Rontaganano

Gli Appennini sono luoghi magici, luoghi dove il lavoro dell’uomo ha modificato sì il territorio ma ha anche costruito la storia e la cultura dei vari popoli che dovettero lottare contro le asperità e le difficoltà del terreno per vivere e prosperare in questi luoghi.

Gli Appennini sono luoghi duri, provati dai terremoti e dalle slavine, luoghi dove la natura prende il sopravvento innescando lotte epocali tra l’uomo e la montagna, lotte dove non esiste un epilogo scontato ma tentativi che a volte si ripetono quasi all’infinito oppure attacchi che falliscono miseramente e non vengono più ritentati.

Tutto questo regala a questi luoghi storie uniche e incontri esaltanti oltre che percorsi che per noi motociclisti diventano mitici e creano leggende ed eroi. In Italia, che tu viva sulle sponde del Tirreno o su quelle adriatiche poco importa, voltando le spalle al mare potrai scorgere innanzi a te i profili più o meno imponenti che si allungano come una spina dorsale lungo tutto il territorio italiano.

Ogni motociclista ama le valli che circondano la propria terra e ogni motociclista diventa assiduo frequentatore di questi spazi che diventano di volta in volta terreni di ricerca per nuovi percorsi o occasioni dove mettersi alla prova e saggiare le proprie capacità.

Noi viviamo ai piedi dell’Appennino tosco – romagnolo, quello spazio delimitato che si è conquistato a ragione l’appellativo di “terra dei motori”. Siamo i più testardi, spericolati, ignoranti motociclisti che il mondo dei bikers possa incontrare. Siamo la gens mutor sparsa tra le Marche e l’Emilia che pensa che la moto non debba solo ruggire, ma piegare, sgommare e impennare alla vista di un altro motociclista in un’ordalia che dai primi del ‘900 ha portato su questo territorio gli ingegneri più creativi e le aziende più brillanti nel mondo dei motori.

Non esistono negli Appennini zone più belle delle altre, esistono solo zone che si amano di più, perché fanno parte di quel bagaglio di ricordi che ognuno di noi conserva. Oppure luoghi che hanno segnato passaggi importanti nella nostra vita o anche solo perché sono più vicini territorialmente a noi e quindi meglio conosciuti.

Una di queste zone per noi è la valle del Rabbi, quel territorio selvaggio e a tratti incontaminato che si trova tra il passo del Muraglione e quello di Viamaggio in quella che una volta (oppure ancora?) veniva delimitata come la provincia di Forlì.

Verso la valle del Rabbi

Risalendo dalla nobile e poco conosciuta città di Forlì lungo la SP9Ter possiamo godere sin da subito di quei percorsi a noi cari: curve e tornanti che risalgono a volte con ritmo incalzante verso le cime delle valli che a loro volta, allontanandosi dalla pianura, si trasformano in breve nel tipico ambiente appenninico.

Questa valle è ricca di piacevoli sorprese; piccoli borghi quasi disabitati o paesoni che pulsano di vita e di attività, ponti romani o medievali che si allungano lungo il corso del fiume Rabbi e dei suoi affluenti a dimostrazione di un passato dove la vita e i commerci pulsavano.

A caccia di cascate

Oggi siamo a caccia di cascate. Abbiamo 2 giorni per risalire verso Premilcuore dove, all’incrocio con il cammino di Assisi che qui porta diversi pellegrini, potremo immergerci nelle rinfrescanti acque del Rabbi e nuotare sotto alcune delle sue cascate più belle per poi riscendere verso Santa Sofia ed immergerci nel suggestivo paesaggio della cascata di Civorio.

Risalendo dunque lungo la sp9Ter incontriamo dopo circa 20 Km. di strada il paese di Predappio, celebre per aver dato i natali a Benito Mussolini e meta ogni anno di curiosi e nostalgici che qui vengono a visitare la tomba della famiglia Mussolini. In realtà questo paese ha anche altro da mostrare e, a essere sinceri, molto più interessante delle spoglie del Duce; una struttura urbanistica molto particolare dove la razionalità delle forme caratteristiche delle strutture che si rifanno alla corrente architettonica del razionalismo italiano sviluppatasi negli anni trenta si sposa con il funzionalismo che accompagnava queste progettazioni.

La Predappio di oggi venne infatti progettata e costruita ex novo a cavallo degli anni ’30 sopra i resti di Dovia, fino ad allora solo una frazione della Predappio alta che fu duramente colpita da un terremoto. Una nuova fondazione che tra i suoi protagonisti vide anche Benito Mussolini che proprio a Dovia, nella tipica casa rurale costruita con sassi e pietra “spungone” senza intonaco esterno, nacque il 29 luglio 1883.

Benvenuti a Premilcuore

Altri venti km di curve e tornanti ed eccoci a Primilcuore dove abbiamo deciso di fermarci per la notte e godere così delle sue attrattive naturalistiche.

Premilcuore è un piccolo borgo medievale ottimamente conservato, arroccato sopra una rupe che osserva lo scorrere del fiume Rabbi che in questo tratto, scorre impetuoso.

Su internet abbiamo trovato un campeggio che alla prova dei fatti si rivela quanto mai singolare: il camping Ridolla (www.ridolla.com/it-IT/camping). Ai lati di una bellissima pineta qualche piazzola sotto enormi pini, nelle vicinanze di un chiosco che alle tre del pomeriggio già profuma di birra e grigliate di carne mentre famiglie con bambini urlanti scorrazzano lungo i sentieri che portano a un tratto del fiume sistemato come una piscina naturale. Niente di meglio che trovar sistemazione in un angolino miracolosamente libero e godere di questa strana atmosfera.

Subito fuori dal campeggio si può proseguire lungo un tratto del cammino di Assisi (www.camminodiassisi.it) per raggiungere un agriturismo decisamente più confortevole che porta lo stesso nome del campeggio, cioè Ridolla. Subito sotto, seguendo un sentiero stretto in breve arriviamo alla prima delle cascate che stiamo cercando: la Cascata della Seghina e, poco più in su, quella della Sega.

Le cascate della Sega e della Seghina

Un paradiso dove gli unici rumori sono lo scrosciare dell’acqua che si getta impetuosa tra le rupi e il canto degli uccelli. Siamo come travolti dalla pace e dalla bellezza del luogo, scivolando in un silenzio a tratti interrotto da qualche frase sussurrata. Solo alzando la testa verso la sommità della cascata possiamo sentire le grida dei tuffatori che, per lo più della zona, sfidando goliardicamente la paura si gettano per lo più scomposti nelle fredde acque del gorgo.

Appollaiati su una roccia, godiamo con tutti noi stessi di questi momenti magici. Tutt’attorno la bellezza del Parco delle Foreste casentinesi e dei percorsi della spiritualità che da Rocca San Casciano, anche lambendo queste cascate, portano i pellegrini o i turisti sino ad Assisi.

In serata, al campeggio, l’allegria impazza mentre noi ci concediamo quattro passi nel centro del borgo ed una pizza gustosissima, lottando per un tavolo, alla pizzeria il Granaio.

Premilcuore ci attende con la sua rocca e la torre dell’orologio che svetta su tutto. Un borgo piccolo che rimanda ad altri tempi, con la sua pieve del X sec. restaurata nel ‘500 e due piccoli oratori, sempre risalenti al medio evo, ma su tutto, sul paese, sulla gente, sulle poche auto di passaggio, prevale il gorgoglìo del Rabbi che dall’inizio dei tempi attraversa potente queste zone.

Al campeggio intanto continua la festa che durerà sino a notte inoltrata; boccali di birra che si scontrano e odore di grigliata non ci impediranno di scivolare velocemente tra le braccia di Morfeo per risvegliarci all’alba circondati dal  rumore tipico delle pinete: uccelli e vento che si insinua tra le fronde dei pini. L’Appennino è ancora qui, immutabile e selvaggio.

La cascata della Grotta urlante

Si riparte in mattinata alla ricerca di cascate, verso la grotta urlante nella frazione Giumella, una delle cascate più belle e suggestive della zona, con le acque del Rabbi che oltrepassando un antico mulino ed un ponte del ‘600 con la sua tipica struttura a dorso d’asino si gettano a capofitto dall’alto delle rocce in un gorgo profondo. L’acqua ha scavato nel tempo immemorabile una spettacolare piscina naturale, meta estiva dei giovani del luogo che dall’alto amano tuffarsi nelle acque profonde e fredde di questo antro magico del fiume.

Giungere di prima mattina ci regala del tempo per godere di questo luogo e dei suoi contorni incantati, ma soprattutto l’impagabile incanto di essere da soli. Dalla grotta giunge il frastuono dell’acqua, mentre con un pò di coraggio ci forziamo per convincerci a tuffarci nelle gelide acque di questa calda mattinata di agosto.

Fra poco questo luogo verrà preso d’assalto dai bagnanti e quindi a malincuore ci muoviamo per tornare a godere ancora una volta dello spettacolo delle due cascate vicine: la Sega e la Seghina. Rientriamo quindi al campeggio e, proseguendo lungo il sentiero verso l’agriturismo Ridolla, imbocchiamo il percorso verso queste due fantastiche cascate di cui abbiamo goduto il giorno prima.

Il passo della Calla e il Monte Falco

E’ tempo di rimettersi per strada, siamo abbastanza carichi per allungarci in quel di Campigna, verso il passo della Calla dove – sembra – ululino i lupi e guidino – questo davvero – i raiders più rock della Romagna.

Usciti dagli incantesimi acquei delle cascate del Rabbi ne seguiamo il corso risalendo lungo l’impervio percorso del Giardino botanico di Valbonella per poi risalire in volata sino alla cima del Monte Falco dove, volendo, ci si potrebbe immergere lasciando per qualche ora la moto nel fitto dei boschi di abeti, alla ricerca magari delle sorgenti del fiume che da quassù riscende impetuoso verso valle.

La discesa dalla Calla, come sempre, è piacere puro oltre che una lotta alla piega più ardita. Qui si ritrova lo spirito e la passione che morde ognuno di noi; il gusto per la velocità, il gusto nel condurre la propria moto padroneggiando gli eventi, il gusto del brivido che ti scende lungo la schiena quando infili una curva stretta con una bella piega con l’ignoranza tipica del motociclista quando quella piccola venuzza che invia sangue al cervellino si chiude e allora si salvi chi può.

Verso la cascata di Civorio

A Corniolo si rallenta e si imbocca la SS310, direzione Santa Sofia. Stiamo guidando verso l’ultimo dei gioiellini di queste valli: la cascata di Civorio che si raggiunge dalla bellissima Santa Sofia imboccando la SP77 e poim da Spinello, la SP95 che corre attraverso gli appennini per poi riscendere verso le colline romagnole della provincia di Forlì – Cesena. Un percorso meno frequentato dai motociclisti ma altrettanto suggestivo e ricco di tornanti.

A Santa Sofia la pausa caffè è d’obbligo. Questo paese incastonato nell’Appennino forlivese, nella valle del Bidente, e crocevia di diversi passi interessanti per le moto come quello molto adrenalinico del Carnaio, regala un momento di pace prima di imboccare la strada verso Civorio. Arrivati a destinazione, attenzione perchè la cascata si trova prima del cartello che indica l’arrivo al paese. Probabilmente ve ne accorgerete, almeno la domenica, dal numero delle macchine parcheggiate lungo la strada. Niente paura, parcheggiate pure, raccogliete quello che serve per un bel tuffo nelle acque del Bidente e avviatevi a piedi lungo la discesa indicata dai cartelli. Presto vi renderete conto di essere dentro un’oasi, un piccolo paradiso dove la vista del getto d’acqua che si getta dall’alto sarà uno dei ricordi più belli di questa giornata.

Una bella nuotata ed un riposino sotto un albero, l’ambiente oggi è tranquillo e rilassante. Difficile risalire da questo luogo quasi incantato immerso nel verde ma il tramonto si avvicina e abbiamo ancora molta strada da fare.

Verso casa

Due giorni dentro questo territorio, due giorni tra il Rabbi ed il Bidente alla ricerca di piccoli posti unici nella loro semplice bellezza. Dalle cascate della Sega e della Seghina all’antico mulino sulla cascata della Grotta urlante, dalle fresche acque del Rabbi alle più tranquille e calde del Bidente e della cascata di Civorio. Riemergiamo dal bosco circondati dalle colline dell’entroterra forlivese, proseguiremo sino a Sarsina e poi la traversata verso le altre valli romagnole, giù sino al mare, mentre la moto scivola su queste strade che oramai conosciamo alla perfezione ma che non finiscono mai di sorprenderci.

28 agosto 2016

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